PORZIUNCOLA
1552 8. Vedendo che Dio voleva moltiplicare il numero
dei suoi discepoli, Francesco disse loro: «Carissimi
fratelli e figli miei, vedo che il Signore vuole moltiplicarci.
E perciò mi sembra cosa buona e conveniente a dei religiosi,
ottenere dal vescovo o dai canonici di San Rufino o dall'abate
del monastero di San Benedetto, una piccola chiesa poverella,
dove possiamo recitare le Ore liturgiche e accanto a questa,
avere una dimora, piccola anch'essa e povera, costruita con
fango e vimini, dove riposare e attendere al necessario lavoro.
Invero, il luogo dove sostiamo ora non è quello adatto,
essendo l'abitazione troppo angusta per i fratelli che vi
dimorano e che Dio si appresta a rendere numerosi; soprattutto,
non abbiamo a disposizione una chiesa, dove recitare le Ore;
di più, se alcuno venisse a morte, non sarebbe dignitoso
seppellirlo qui o in una chiesa del clero secolare».
Tale proposta piacque agli altri frati. Allora Francesco si
alzò e andò dal vescovo di Assisi, e ripeté
davanti a lui le stesse parole esposte prima ai fratelli.
Gli rispose il vescovo: «Fratello, non ho alcuna chiesa
da potervi dare». Il Santo andò dai canonici
di San Rufino e ripropose la sua domanda; e quelli risposero
come il vescovo.
Si diresse perciò alla volta del monastero di San Benedetto
del monte Subasio, e rivolse all'abate la richiesta espressa
in antecedenza al vescovo e ai canonici, aggiungendo la risposta
avuto dall'uno e dagli altri. Preso da compassione, l'abate
tenne consiglio con i suoi confratelli sull'argomento e, per
volontà del Signore, concesse a Francesco e ai suoi
frati la chiesa di Santa Maria della Porziuncola, la più
poverella che avevano. Era anche la più misera che
si potesse trovare nel territorio di Assisi, proprio come
Francesco desiderava.
E gli disse l'abate: «Fratello, abbiamo esaudito la
tua domanda. Ma vogliamo che, se il Signore moltiplicherà
la vostra congregazione, questo luogo sia il capo di tutti
quelli che fonderete». La condizione piacque a Francesco
e agli altri suoi fratelli.
Fu molto felice il Santo che ai frati fosse donato quel luogo,
soprattutto perché la chiesa portava il nome della
Madre di Dio, perché era così povera e perché
era denominata «della Porziuncola», quasi a presagio
che sarebbe divenuta madre e capo dei poveri frati minori.
Tale nome derivava dalla contrada in cui la chiesetta sorgeva,
zona anticamente detta appunto Porziuncola.
Francesco era solito dire: «Per questo motivo il Signore
ha stabilito che non fosse concessa ai frati altra chiesa,
e che in quella circostanza i primi frati non ne costruissero
una nuova, e non avessero che quella: perché essa fu
come una profezia, compiutasi con la fondazione dei frati
minori».
E sebbene fosse tanto povera e quasi in rovina, per lungo
tempo gli uomini della città di Assisi e di quella
contrada sempre ebbero gran devozione (accresciutasi poi ai
nostri giorni) verso quella chiesa.
Non appena i frati vi si stabilirono, il Signore accresceva
quasi ogni giorno il loro numero. La loro fama e rinomanza
si sparse per tutta la valle di Spoleto. In antico, la chiesa
era chiamata Santa Maria degli Angeli, ma il popolo la chiamava
Santa Maria della Porziuncola. Però, dopo che i frati
la restaurarono, uomini e donne della zona presero a dire:
«Andiamo a Santa Maria degli Angeli!».
Sebbene l'abate e i monaci avessero concesso in dono a Francesco
e ai suoi frati la chiesa senza volerne contraccambio o tributo
annuo, tuttavia il Santo, da abile e provetto muratore che
intese fondare la sua casa sulla salda roccia, e cioè
fondare il suo Ordine sulla vera povertà, ogni anno
mandava al monastero una corba piena di pesciolini chiamati
lasche. E ciò in segno di sincera umiltà e povertà,
affinché i frati non avessero in proprietà nessun
luogo, e nemmeno vi abitassero, se non era sotto il dominio
altrui, così che essi non avessero il potere di vendere
o alienare in alcun modo.
E ogni anno, quando i frati portavano i pesciolini ai monaci,
questi, in grazia dell'umiltà, donavano a lui e ai
suoi fratelli una giara piena di olio.